La rifinitura

La decorazione
La decorazione puòessere stesa prima della cottura, subito dopo la fase di essiccamento mediante l’aggiunta di un pigmento all'impasto. Questo procedimento era quello più diffuso in antichità, tuttavia non mancano esempi in cui venivano realizzate decorazioni anche su manufatti che erano già stati cotti. Come pigmenti nelle decorazioni venivano solitamente utilizzate le ocre, terre rosse o sostanze naturali compatibili con il corpo del manufatto che risultassero inerti al processo di cottura.

Fig. 1: Cratere a calice di Euphronios (515 a.C. - Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, Roma)
Da:http://www.beniculturali.it/mibac/export/MiBAC/sito-MiBAC/Menu-Utility/Immagine/index.html_648759694.html

Il rivestimento
Il rivestimento veniva applicato subito dopo la fase di essiccamento. Le tipologie di rivestimenti si distinguono in argillosi e vetrosi sulla base del materiale utilizzato nello strato di rivestimentoe del comportamento ottico che conferiscono al manufatto.

I rivestimenti argillosi, a base terrosa argillosa e non vetrificabile, sono sospensioni di argilla stesa direttamente sulla superficie. Si presentano opachi e ruvidi e fondono a basse temperature. Si possono distinguere a loro volta in patina e ingobbio a seconda che l’argilla sia stata o meno purificata.

Un esempio di questi rivestimenti sono i celeberrimi vasi greci a figure rosse e nere (Figs. 1,2).
il cui procedimento era piuttosto complesso.
Inizialmente veniva preparato il disegno tramite incisione. Nel caso delle figure rosse le zone esterne alle figure venivano rivestite da uno strato più spesso di una sospensione argillosa ricca di ossidi di ferro, mentre nelle ceramiche a figure nere erano le figure che venivano rivestite con questa sospensione.

Fig. 2: Anfora di Exekias (540-530 a.C - Musei Vaticani, Roma)
Da: http://greekpaintedpottery.wordpress.com/category/painters/exekias/

A questo punto avveniva una cottura in tre fasi distinte, a temperature elevate (tra gli 800 e 1000 °C).
La prima cottura avveniva in atmosfera ossidante, in cui il ferro presente si ossidava passando da Fe2+ a Fe3+ assumendo il colore rosso. Nella seconda fase, in mancanza di ossigeno e quindi in condizioni riducenti, le zone rivestite con la sospensione diventavano nero per la riduzione in Fe2+. Infine, nell’ultima fase, in atmosfera ossidante, il manufatto tornava rosso tranne nelle zone in cui la patina vetrosa nera si era già solidificata.

I rivestimenti vetrosi, invece, si ottenevano seguendo un procedimento analogo a quello per la produzione dei vetri. Si univa la silice con la cenere e si portava il tutto a fusione, la massa ottenuta veniva posta in acqua portando alla formazione di scaglie solide che poi venivano ridotte in polvere. A questa polvere solitamente venivano aggiunti fondenti per abbassare la temperatura di fusione della silice anch’essi macinati e fusi. I costituenti così polverizzati venivano diluiti in acqua e poi stesi sul manufatto. I rivestimenti vetrosi si possono distinguere in vetrine che donano lucidità alla superficie ceramica, e smalti che si differenziano per l’opacità conferita dovuta alla presenza di stagno.

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L'ESERCITO DI TERRACOTTA (ITA)

“Victorious warriors
win first
and then go to war,
while defeated warriors
go to war first
and then seek to win”

Sun Zu

L'esercito di terracotta
 
 
“I guerrieri vittoriosi
prima vincono
e poi vanno in guerra,
mentre i guerrieri sconfitti
prima vanno in guerra
e poi cercano di vincere”

Sun Zu