Bianchi a base di carbonato di calcio

         Il carbonato di calcio ha, da sempre, un ruolo chiave nel settore artistico, come abbiamo già visto per le preparazioni dei dipinti. La forma in cui lo si trova più comunemente in natura è il minerale calcite, ubiquitario sia nel mondo minerale che in quello animale o vegetale.  Nelle rocce è uno dei composti maggioritari - o il solo – in marmi e calcari sotto forma di calcite, minerale che è anche il componente principale dei gusci di molluschi, o di altre microrganismi marini come i Foraminiferi o i Coccolitoforidi. Così il pigmento, che può essere ricavato da tutte queste fonti e usato in polvere o in forma massiva, assume diverse denominazioni.

La calcite

La calcite, a cui corrisponde la formula chimica CaCO3, si presenta generalmente in grandi cristalli trasparenti, per quanto sia possibile rinvenirla anche in altre forme che variano da una granulometria grossolana a impalpabile. Tutte queste differenti tipologie possono essere rinvenute nei manufatti artistici, negli strati preparatori o in quelli di pittura, insieme ad altri minerali come il quarzo, la magnesite o la dolomite, o ad altre impurezze come argille, ocre o carbone. Il marmo, in particolare, veniva preferito per gli affreschi, dopo macinazione in polveri più o meno sottili.

La creta

Già nota ai latini (Plinio la cita nel trattato “Naturalis Historia”), con prodotti di ottima qualità provenienti dall’Egitto, da Cirene e da Creta, può corrispondere a differenti composizioni. Principalmente si intende un materiale per la maggior parte costituito da residui fossili di alghe unicellulari, eventualmente accompagnato da una frazione argillosa. La creta è stata usata soprattutto per gli strati preparatori, addizionata alla colla animale, nella produzione artistica di Inghilterra, Francia o Paesi Bassi. La preparazione prevede che la calce estratta da cava e ridotta in polvere sia decantata più volte in acqua per essere poi lasciata essiccare all’aria. Lo strato più superficiale è il prodotto più fine e puro, che prende il nome di whiting [1].

Il bianco di carbonato di calcio

Il colore di questo pigmento, onnipresente nella produzione artistica di tutto il mondo e di tutte le epoche, varia dal giallo al bianco, a seconda delle impurezze presenti. Tuttavia, il pigmento che si ottiene ha basso potere coprente in olio. Al contrario, diversi sono i motivi che lo hanno reso così comune nelle altre tecniche pittoriche: è molto stabile, vale a dire poco soggetto a deterioramento, e compatibile con tutti gli altri pigmenti, ad eccezione del sintetico blu di Prussia, che tende a scolorire se addizionato ad esso [2].

Il Bianco San Giovanni

Se il marmo o, più in generale, il carbonato di calcio, viene riscaldato fino a temperature di 800-900°C, si ha come residuo la calce viva – CaO, che reagisce violentemente con l’acqua per dare calce spenta - Ca(OH)2, in polvere bianca sottile, la stessa che si trova facilmente in commercio nel settore edilizio. Se poi questo prodotto viene esposto all’aria e conservato per qualche settimana con ridotte quantità di acqua, si ottiene un impasto che possiamo considerare come la versione sintetica del bianco di carbonato di calcio. E’ il bianco San Giovanni, che trae il suo nome dal Santo patrono di Firenze [3], usato molto spesso nella pittura murale, come ci ricorda Cennino Cennini nel “Libro dell’Arte”.

 

[1] D’Anna G., Marconi S., Merucci C., Papini M.L., Traversi L. “Preparazione e finitura delle opere pittoriche”, Mursia, pp. 17-18.

[2] Gettens R. J., Fitzhugh E. W., Feller R. L., “Calcium carbonate whites”, in Studies in Conservation, 19 (1974), pp. 157-184.

[3] Denninger E., “What is 'bianco di San Giovanni' of Cennino Cennini?”, in Studies in Conservation, 19 (1974), pp. 185-187.

 
 
 

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