I pigmenti

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[…] gli eroi anonimi della tavolozza di Picasso escono in schiera dalle ombre guidati dal bianco permanente; ognuno si è distinto in qualche grande battaglia: il Periodo Azzurro, il Periodo Rosa, il Cubismo, Guernica… Ogni colore dice: “C’ero anch’io…”. E Picasso, passando in rassegna i suoi vecchi compagni d’arme, onora ognuno di loro con un tratto di penna, un lungo segno che pare un saluto fraterno: “Benvenuto rosso persiano! Benvenuto verde smeraldo, azzurro ceruleo, nero avorio, viola cobalto, limpido e profondo, benvenuti!” [1].

La “lista della spesa” di Picasso nell’affascinante descrizione di Brassaï. In effetti ciò che è indispensabile al pittore è proprio il colore o, a dirla in termici tecnici, il pigmento, che non è solo colore, ma una sostanza che deve avere in sé alcuni requisiti indispensabili.

I pigmenti
L’artista di ogni epoca, nel compilare la sua preziosa lista, deve tener conto, prima di tutto, della tinta che vuole ottenere. Egli ha a disposizione una gamma più o meno ampia a seconda del periodo storico: si possono trovare materie prime in loco o devono essere importate? Quali ricette preferisce la bottega? Esistono pigmenti sintetici o devono ancora essere scoperti?

Il pittore esperto sa, poi, quale sostanza è più adatta ad uno specifico supporto - tela, tavola o parete che sia.

Esistono pigmenti che non sono compatibili con la tecnica in affresco, vale a dire con l’intonaco: il cinabro o l’azzurrite, ad esempio, sono rispettivamente rossi e blu che possono essere stesi solo “a secco”, ossia quando l’intonaco è asciutto, con acqua come additivo.

Solo negli ultimi secoli gli artisti hanno iniziato a tener conto anche della tossicità dei pigmenti. Disturbi mentali e fisiologici, più o meno noti per pittori illustri quali Caravaggio o Van Gogh, sono riconducibili ad intossicazione da piombo (saturnismo), per uso di pigmenti come la bianca biacca o il giallo di Napoli.

Infine, anche il costo incide sulla scelta del pigmento, al punto che nel Medioevo venivano redatti contratti tra il committente e la bottega del pittore, in cui si specificava sia il pigmento che la quantità da impiegare e l’uso: per pigmenti come il prezioso oltremare, era considerata blasfema la miscelazione di questo colore ad altri. Di fatto, un costo più elevato era associato all’importazione di pigmenti di difficile reperibilità.

Questo è vero per quei pigmenti naturali di origine inorganica: minerali estratti da cave più o meno lontane. Esistono anche pigmenti di origine organica, cioè ricavati da piante o insetti, che vengono detti lacche. Sia gli inorganici che gli organici possono essere sintetizzati, cioè prodotti artificialmente dall’uomo.

Ciò che stupisce e affascina in questo percorso di avvicinamento tra arte e scienza, alla scoperta delle materie prime e della loro produzione, è l’urgenza umana, cosciente o meno, di lasciare traccia di sé, e di farlo con materiali e tecniche sempre diversi e complessi.

[1] Brassaï, Conversations avec Picasso, Paris (1964); trad. it. Conversazioni con Picasso, Allemandi, Torino 1996.

 

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“Victorious warriors
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and then go to war,
while defeated warriors
go to war first
and then seek to win”

Sun Zu

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“I guerrieri vittoriosi
prima vincono
e poi vanno in guerra,
mentre i guerrieri sconfitti
prima vanno in guerra
e poi cercano di vincere”

Sun Zu