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Il cratere La Fossa, Isola di Vulcano.
Interessi:  attività fumarolica, depositi vulcanici, mineralizzazioni di zolfo 
Difficoltà:  T
Lunghezza:  2.5 Km
Durata:  1 h
Periodo consigliato: tutte le stagioni se il meteo lo consente. In estate o in giornate particolarmente calde ricordarsi di portare con sé il necessario per idratarsi e proteggersi dal sole.
Bibliografia consigliata: "Guida ai vulcani e alla natura delle Isole Eolie" di Calanchi N., Lo Cascio P., Lucchi F., Rossi P.L., Tranne C.A.
“Vulcano, Tre secoli di mineralogia” di Campostrini I., Demartin F., Gramaccioli C.M., Russo M.  Associazione Micro-mineralogica Italiana.

Bilancio sulla stagione degli uragani atlantici

 
Si parla spesso di come l’azione dell’uomo influenzi l’andamento del clima portando alla desertificazione alcune aree geografiche e intensificando, in generale, i sistemi atmosferici a tutte le latitudini (ondate di gelo, di caldo, uragani, ecc.).
Nella comunità scientifica è ormai largamente accettato il legame tra inquinamento antropico e riscaldamento globale, quindi di come l’immissione eccessiva di alcuni gas serra in atmosfera influisca negativamente sul clima del nostro pianeta.Si parla spesso di come l’azione dell’uomo influenzi l’andamento del clima portando alla desertificazione alcune aree geografiche e intensificando, in generale, i sistemi atmosferici a tutte le latitudini (ondate di gelo, di caldo, uragani, ecc.).
Nella comunità scientifica è ormai largamente accettato il legame tra inquinamento antropico e riscaldamento globale, quindi di come l’immissione eccessiva di alcuni gas serra in atmosfera influisca negativamente sul clima del nostro pianeta.
Il 30 novembre si chiude la stagione degli uragani atlantici perciò possiamo fare un bilancio della stagione 2014. Dalla tabella riportata di seguito si nota un calo di eventi rispetto agli ultimi anni. In particolare si è registrato un numero di cicloni tropicali inferiore alla media, con un totale di 7 tempeste tropicali di cui 6 hanno raggiunto l’intensità di uragano. Solamente l’uragano Gonzalo si è trasformato in Major Hurricane (cat 3, 4 o 5).
 
 
Analizziamo brevemente le dinamiche di sviluppo di un ciclone tropicale ma prima di iniziare facciamo chiarezza sulla terminologia usata per questi fenomeni atmosferici. 

Ciclone tropicale: qualsiasi depressione atmosferica, ben strutturata (con un minimo di bassa pressione chiuso), che si sviluppa alle basse latitudini di entrambi gli emisferi);

Tempesta tropicale: è un ciclone tropicale che produce venti inferiori ai 120 km/h;

Uragano: è un ciclone tropicale con venti superiori ai 120 km/h al quale viene dato un nome diverso a seconda della regione geografica di origine; uragano nell’Atlantico settentrionale, tifone nel Pacifico orientale, Australia orientale e Pacifico nord-occidentale, cicloni tropicali intensi nel Pacifico sud-occidentale e nell’Oceano Indiano, willy-willy nel Mar di Timor e nei mari ad ovest dell’Australia e infine baguios nelle Filippine.

Un ciclone tropicale è un profondo centro di bassa pressione attorno al quale i venti ruotano, in senso orario nell’emisfero australe ed in senso antiorario nell’emisfero boreale. E’ fondamentale non confondere i cicloni tropicali con quelli extratropicali in quanto questi ultimi si formano grazie allo scontro di masse d’aria con caratteristiche, principalmente termiche, differenti. I cicloni tropicali si formano invece solo in presenza di particolari condizioni, tipiche delle basse latitudini e cioè temperatura superficiale delle acque oceaniche superiore ai 26 °C e piccole variazioni di direzione ed intensità del vento con la quota che non vadano a disturbare o addirittura impedire la formazione della tempesta. Una volta nato, il ciclone si autoalimenta ricevendo continuamente grandi quantità di calore e umidità e ruotando attorno al suo centro di bassa pressione che nel frattempo si sarà approfondito ulteriormente rafforzando la velocità dei venti nelle zone periferiche del sistema. In Atlantico, per esempio, la gran parte degli uragani nasce da depressioni che si approfondiscono lungo le coste occidentali dell’Africa centrale e si spostano verso ovest guidati dagli alisei. Salendo di latitudine però incontrano acque oceaniche sempre meno calde perciò comincerà a mancare l’apporto caldo-umido fondamentale alla ciclogenesi e inoltre una volta entrati nel dominio dei venti occidentali (superati i 30° di latitudine) subiranno un forte disturbo dei venti in media e bassa troposfera e si dissiperanno in poco tempo.
Tornando al discorso fatto in partenza si potrebbe concludere affermando che l’azione dell’uomo influenza di certo il clima ma bisogna in ogni modo considerare sempre le cause naturali che stanno alla base di ogni fenomeno atmosferico. A tal proposito, per comprendere meglio i meccanismi che controllano la dinamica dei fenomeni meteorologici a scala sinottica, negli ultimi anni sono stati fatti molti passi in avanti riguardo lo studio delle teleconnessioni. Probabilmente il pattern di circolazione atmosferica a scala sinottica tuttora più studiato e conosciuto è rappresentato da El Nino Southern Oscillation (ENSO) responsabile del verificarsi, con ricorrenza quasi-ciclica, del fenomeno di El Nino e La Nina.
 
 
Immagine da satellite dell’uragano Gonzalo al largo dell’arcipelago delle Bahamas nella fase di massima intensità raggiunta (CAT 4). E’ ben visibile il senso di rotazione (antiorario) attorno al centro di bassa pressione conosciuto anche come occhio del ciclone. In questo specifico caso, il movimento dell’uragano verso nord-ovest viene incentivato dalla presenza di un esteso sistema frontale il quale richiama la profonda depressione tropicale verso di se. Il sistema frontale è individuabile attraverso la lunga banda nuvolosa che si estende da Cuba fino alle coste del North Carolina. www.weatherchannel.com
 
Bibliografia:
- www.weatherchannel.com
- www.meteo.it/news/stagione-degli-uragani-sottotono-5970.shtml?refresh_ce
- Manuale di meteorologia – Giuliacci A, Giuliacci M, Corazzon P.