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Il cratere La Fossa, Isola di Vulcano.
Interessi:  attività fumarolica, depositi vulcanici, mineralizzazioni di zolfo 
Difficoltà:  T
Lunghezza:  2.5 Km
Durata:  1 h
Periodo consigliato: tutte le stagioni se il meteo lo consente. In estate o in giornate particolarmente calde ricordarsi di portare con sé il necessario per idratarsi e proteggersi dal sole.
Bibliografia consigliata: "Guida ai vulcani e alla natura delle Isole Eolie" di Calanchi N., Lo Cascio P., Lucchi F., Rossi P.L., Tranne C.A.
“Vulcano, Tre secoli di mineralogia” di Campostrini I., Demartin F., Gramaccioli C.M., Russo M.  Associazione Micro-mineralogica Italiana.

El Niño Southern Oscillation: correnti oceaniche, gyres e termoclino

El Niño Southern Oscillation: correnti oceaniche, gyres e termoclino (ENG). 

La circolazione generale dell’atmosfera presenta numerose anomalie. Una di queste è conosciuta come El Niño Southern Oscillation (ENSO) o più comunemente come El Niño. Si tratta di un fenomeno atmosferico a grande scala, fortemente influenzato e sicuramente innescato da processi oceanografici. Infatti la sua genesi è legata in parte all’azione delle correnti oceaniche, sia superficiali che profonde, e in parte alla circolazione atmosferica delle basse latitudini (dall’equatore ai circa 30° N e S).

 

Vediamo innanzitutto quale ruolo svolgono le acque oceaniche.
Come le masse d’aria anche quelle oceaniche sono soggette al noto Effetto Coriolis che le devia rispetto al loro percorso originario verso destra nell’emisfero boreale e verso sinistra nell’emisfero australe. Per questa ragione le correnti oceaniche superficiali nei tre oceani (Pacifico, Atlantico e Indiano) generano dei vortici permanenti a grande scala a circolazione oraria nell’emisfero nord e antioraria nell’emisfero sud. Questi sono detti gyres e si distinguono in polari e subtropicali. Quelli subtropicali sono i più estesi e ve ne sono due negli oceani Pacifico ed Atlantico (distribuiti grosso modo specularmente rispetto all’Equatore), e solo uno nell’Oceano Indiano meridionale in quanto l’emisfero nord è occupato dal continente asiatico. I gyres svolgono l’importante funzione di scambio termico, operando il trasporto di masse d’acqua calde verso le alte latitudini e di masse d’acqua fredde verso le basse latitudini.

Modalità di innesco di un gyre subtropicale nell’emisfero nord

Sebbene le correnti oceaniche influenzino la circolazione atmosferica ovunque sul nostro pianeta, nel settore Pacifico tale interazione è piuttosto marcata grazie alla completa assenza di terre emerse che interromperebbero le dinamiche oceaniche. Il gyre del Pacifico meridionale è costituito da una corrente fredda di origine antartica la quale risale verso nord lambendo le coste del Sud America fino ai 5° S dove si unisce con la Corrente Sud-Equatoriale che scorre indisturbata verso ovest fino a 140°-130° di longitudine est. Giunta lungo le coste dell’Australia orientale torna di nuovo verso le alte latitudini congiungendosi alla Corrente Circumpolare Antartica.E’ proprio alle latitudini subtropicali e tropicali del Pacifico meridionale che, a causa delle particolari dinamiche delle correnti oceaniche superficiali, si innescano dei meccanismi che perturbano la normale circolazione atmosferica.Il processo può essere riassunto brevemente nel seguente modo: la corrente fredda di Humboldt, corrispondente al ramo orientale del gyre, in combinazione con l’effetto Coriolis e con i venti dominanti in bassa troposfera, allontanano le masse d’acqua dalle coste sud americane e le trasportano verso ovest le quali si accumulano sul lato ovest del Pacifico meridionale ed equatoriale, determinando un dislivello della colonna d’acqua tra i due lati dell’oceano nell’ordine di almeno qualche decina di centimetri; ciò innesca la risalita di acque fredde più profonde che vanno a colmare il disequilibrio di massa lungo le coste sud americane attraverso il noto fenomeno dell’upwelling costiero. Ecco così che si crea un gradiente di temperatura tra i due lati dell’oceano. Questo gradiente orizzontale è reso evidente dalla profondità del termoclino (intervallo di transizione interposto tra lo strato rimescolato superficiale e lo strato più profondo, nel quale si registra una elevato gradiente termico). Il termoclino è compreso mediamente tra i 200 m e i 1000 m di profondità e il suo spessore varia con le stagioni e nelle diverse porzioni di oceano. Dunque, proprio per effetto del gyre, il termoclino in circostanze “normali” sarà più superficiale lungo le coste sud americane, bagnate appunto da acque più fredde, e più profondo al largo delle coste australiane. Nel prossimo articolo scopriremo in che modo il termoclino tipico può subire periodicamente modificazioni facendo sì che il gradiente termico delle acque oceaniche superficiali tra i due lati del Pacifico diventi più marcato o molto basso/quasi assente. Inoltre verrà spiegato come tutto ciò si correla con la circolazione atmosferica.

Circolazione oceanica superficiale con upwelling sul lato orientale dell’oceano e termoclino “normale”


Bibliografia: www.elnino.noaa.gov