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Il cratere La Fossa, Isola di Vulcano.
Interessi:  attività fumarolica, depositi vulcanici, mineralizzazioni di zolfo 
Difficoltà:  T
Lunghezza:  2.5 Km
Durata:  1 h
Periodo consigliato: tutte le stagioni se il meteo lo consente. In estate o in giornate particolarmente calde ricordarsi di portare con sé il necessario per idratarsi e proteggersi dal sole.
Bibliografia consigliata: "Guida ai vulcani e alla natura delle Isole Eolie" di Calanchi N., Lo Cascio P., Lucchi F., Rossi P.L., Tranne C.A.
“Vulcano, Tre secoli di mineralogia” di Campostrini I., Demartin F., Gramaccioli C.M., Russo M.  Associazione Micro-mineralogica Italiana.

Le 7 meraviglie di Roma

i colli, le valli, l’isola, le loro trasformazioni, i geomorfositi e i panorami nel tempo

di A. Pica, M. Del Monte, F. Vergari e G.M. Luberti


La Città Eterna è piena di sorprese, l’ultima che ci ha svelato è il suo patrimonio geomorfologico. Geomorfologia in città? Proprio così! La presentazione della Carta Geomorfologica del centro storico di Roma ha portato al Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università Sapienza numerosi esperti geologi e geomorfologi il giorno 25 febbraio 2016. L’evento è stato per tutti occasione di scoprire come i millenni di urbanizzazione che hanno caratterizzato Roma non abbiano del tutto cancellato il suo paesaggio naturale originario. I ricercatori della sezione di Geomorfologia del suddetto dipartimento hanno raccontato Roma attraverso una macchina del tempo che, grazie all’analisi multitemporale di carte topografiche storiche e foto aeree e al confronto di dati geologici, archeologici e storico-archivistici utilizzati ad integrazione del rilevamento sul terreno iniziato negli anni ‘90, ha permesso di cartografare le trasformazioni che le attività umane hanno apportato al paesaggio naturale. Così, oggi, chi ha assistito alla presentazione potrà dire di essere passato chiaramente da un lato all’altro di un’antica valle quando dal Roseto dell’Aventino avrà raggiunto via dei Cerchi attraversando il Circo Massimo; oppure potrà dire di essersi affacciato sul Fosso di S. Agnese dai giardini di Villa Albani ma di aver visto solo palazzi costruiti sui materiali di riporto con cui è stata colmata la valle; o ancora di aver visto dal terrazzo della cupola di S. Pietro le cave della Valle dell’inferno coperte di vegetazione e ai loro piedi palazzi al posto delle argille estratte per la produzione di laterizi.
“La Carta geomorfologica del centro storico di Roma” commenta il Prof. Pambianchi Gilberto, docente dell’Università di Camerino nonché presidente dell’Associazione Italiana di Geografia Fisica e Geomorfologia , “svela, attraverso un percorso rigorosamente scientifico, l'evoluzione quaternaria del paesaggio fisico dell'area, e testimonianze importanti della storia geomorfologica che ha trasformato nel tempo il paesaggio di Roma (i geomorfositi): spetta ora a noi valorizzarle e tutelarle. Per altro, questa Carta Geomorfologica costituisce, a mio avviso, un documento imprescindibile per future pianificazioni delle attività umane e per le valutazioni dei rischi”.
Ma non solo forme del paesaggio celate o eliminate dall’uomo descrivono la città, infatti accanto alle forme da riconoscere con occhio esperto ci sono forme di chiaro interesse scientifico e culturale che arricchiscono il patrimonio storico archeologico di Roma di una robusta nota “GEO”.
L’itinerario geoturistico proposto per la mattinata del giorno 26 febbraio è stato occasione di scoprire il patrimonio geomorfologico di Roma, passeggiando dal Circo Massimo fino all’Isola Tiberina per poi chiudere l’anello fermandosi al Campidoglio.
Il sali scendi, dal fondo dell’antica Valle Murcia (Circo Massimo) al Foro Boario (P.zz S. Maria in Cosmedin) per raggiungere la cima del Campidoglio, ha mostrato ai partecipanti quanto la dinamica fluviale abbia inciso i materiali vulcanici che caratterizzano la porzione orientale della “Città eterna”, modellando i famosi 7 colli e le scarpate che li bordano. Tra le quali la Rupe Tarpea, nota ai più come la rupe dalla quale i romani gettavano i traditori della patria. Protagonista dell’itinerario è stata l’Isola Tiberina, splendida “nave” attraccata tra il Foro Boario e Trastevere. L’isola è una delle forme più spettacolari di Roma, nata come accumulo di sedimenti nel Tevere là dove anticamente confluiva in esso il Velabrum Maius (Valle Murcia, oggi Circo Massimo). La ricchezza di aspetti scientifici e culturali del sito lo elegge a pieno diritto come ”geomorfosito”, ovvero elemento del Patrimonio Geomorfologico.
Al termine della passeggiata guardando il panorama dal Campidoglio la fantasia ha portato ad immaginare tutto il tempo di Roma in un film che scorre veloce sotto gli occhi di chi lungo l’itinerario ne ha riconosciuto la storia naturale ed umana. Così la Dott. Bollati Irene dell’Università di Milano ha dichiarato: “Avendo visitato in precedenza i luoghi toccati dall’itinerario, le nuove informazioni hanno dato davvero un valore aggiunto ai siti. I luoghi di Roma sono talmente belli che l’attenzione di chi la vede per la prima volta è di continuo stimolata, ma di sicuro un’escursione di questo tipo potrebbe essere rivolta a chi conosce già la città e vuole estrarne fascino sotto altri profili”. 

 

Si ringraziano Bollati Irene e Pambianchi Gilberto.